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Sono online i risultati delle gare della stagione 2011 !

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...DALLA STAMPA

 

La carica degli eroi alati

Si moltiplicano i circoli di ammiratori dei colombi viaggiatori, animali dotati di un leggendario senso dell'orientamento

di Danilo Mainardi

Per uno come me che sapeva percepirne la presenza, quando vivevo a Parma i colombi viaggiatori erano ovunque. Vedevo stormi nel cielo che poi scendevano,per l'abbeverata, sul greto del torrente. Incontravo signori in bicicletta che, pedalando cauti, sul manubrio portavano la cesta coi loro amatissimi pupilli. Andavano a iscriverli alle gare. Scoprivo, sporgenti dalle soffitte, le tipiche pedane con gabbia-trappola delle colombaie e, presto la mattina, sentivo dal mio letto il tubare sommesso dei colombi, perché di colombaie ce n'eran veramente dappertutto.
La mìa l'avevo costruita su una torretta dell'università centrale e m'ero subito associato alla «Rondinella», la gloriosa società colombofila con sede «di là da l'acqua», cioè oltre il torrente, nella parte cittadina più popolare e tosta.
Terra di colombofili l'Emilia. Per ciò io che venivo dalla Lombardia, mi ero voluto iscrivere in un'università emiliana. Ed ero stato anche bravo a convincere il mio capo d'allora, l'apparentemente burbero professor Schreiber, a metter su una colombaia nell'istituto zoològico e, quel che più mi premeva, a' farmi assegnare una tesi proprio sugli «alati messaggeri».
Già, talora così mi veniva di chiamarli. «L'alato messaggero» era infatti, con «Lo sport colombofilo», uno dei due giornali della nostra colombofilia. M'ero abbonato a tutt'e due fin da bambino quando, sfollato da'Milano a Soresina, provincia di Cremona, m'appassionai perdutamente dei colombi e, nella soffitta di casa, allevaiì miei primi soggetti; Allora divenni membro dèlia Società colombofila "«Sol Regina», i cui appartenenti s'incontravano, per barattare colómbi e discutere di gare, alla trattoria dell'Agnello.
Scusate se, per introdurvi i colombi viaggiatori, ho parlato fin troppo di me. L'ho fatto perché da giovanissimo ho vissuto quegli anni "abbastanza eroici" in cui ancora si dibatteva non solo dì campioni gareggianti ma anche del ruolo che i colombi avevano avuto come portatori di messaggi. C'erano storie che erano qùàsi leggende, come quella secondo cui l'immensa fortuna dei Rothschild sarebbe iniziata perché, grazie a un colombo viaggiatore, seppero per primi, standosene a Parigi, l'esito della battaglia di Waterloo. E c'erano altrettanto favolosi racconti di guerra, come quello sul mitico Cher Ami. Gli americani, nella Prima guerra mondiale, avevano portato in Europa molte colombaie mobili e uno di quei colombi, appunto Cher Ami, divenne quasi un divo (gli fu dedicato un libro agiografico e perfino un monumento) perché un brutto giorno, da qualche parte in Francia, un battaglione americano scavalcò il fronte e restò intrappolato in territorio nemico. La situazione era davvero disperata e infine venne deciso di usare i viaggiatori. Anche questi, però, uno dopo l'altro vennero impallinati. Ultima carta da giocare Cher Ami. E lui riuscì a non farsi centrare. Un centinaio di uomini, grazie à quell'"eroico" colombo, misero in salvo la pelle. C'è da dire che, pure nel nostro esercito, funzionavano le colombaie militari e che molti nostri colombi vennero premiati con medaglie al valor militare. Ogni soggetto doveva venir schedato in questura ed era potenzialmente aggregato all'arma del Gènio. Ciò durò fin dopo la Seconda guerra mondiale.
Quanto alle gare - divertimento ancora attualissimo - vengono seguite con grande passione sia in Italia che in tante altre parti del mondo. E i viaggiatori, lasciatemelo dire, sono stupendi. Non hanno fronzoli perché son degli atleti e la loro è, pertanto, la bellezza pura della funzionalità. Quanto a carattere, manifestano un forte attaccamento alla colombaia e insieme una straordinaria capacità d'orientamento. Perciò, se prendete dei viaggiatori e li portate lontano dalla colombaia anche molte centinaia di chilometri, quelli sanno tornarvi, con medie vertiginose. Tanto per dire, un colombo può rientrare in meno di cinque ore a Milano da Roma.
È stagione di gare, ora. Nei sabati di primavera e della prima estate,infatti, i colombofili raggiungono le loro società con le ceste colme di colombi cui, all'atto dell'iscrizione, viene applicato a una zampa un anello di gomma numerato. Vengono quindi ingabbiati, trasportati sul luogo del lancio dove, la domenica mattina, vengono tutt'insieme liberati. A casa intanto inizia la sofferenza. I proprietari passano la giornata guardando per aria. Finché un frullo annuncia l'arrivò. Il colombo plana sulla pedana, attraversa la gabbia trappola (che ha ingresso a senso unico) e si precipita in colombaia a ingozzarsi d'acqua e di semi. Il colombofilo delicatamente cattura il colombo e subito inserisce l'anello di gomma in un apposito orologio che registra il momento dell'arrivo. Su questa base una commissione calcola le medie orarie, stila la classifica e poi i vincitori, felici, riceveranno coppe, medaglie e festeggiamenti.
È bellissimo, credetemi, crescere in una soffitta una fremente scuderia di purosangue alati.

(da "Il sole 24 ore")

 eroi alati


EURO BUSSEI DEL GRUPPO COLOMBOFILO DI CARPI RACCONTA LA SUA PASSIONE PER I COLOMBI CON I QUALI HA TRASCORSO LA VITA. UNA STORIA FATTA DI RICORDI, VITTORIE, FATICHE E SACRIFICI

IN VOLO A 80 CHILOMETRI ORARI

Che Guevara, Billy, Zingaro, la Zoppa sono i nomi di colombi che hanno lasciato un segno indelebile nella colombofilia italiana. Ci sono colombaie, come la Chiavolelli-Gualdi di Fabbrico, che hanno saputo dare vita e allevare dei
campioni capaci di percorrere 800 km in volo in tempi da record. Oggi i colombofili sono in via d'estinzione, ma c'è chi tiene viva la tradizione: il Gruppo Colombofilo di Carpi conta un centinaio di associati che fanno riferimento al colombodromo di
via Nuova Ponente. Qui si ingabbiano i colombi che raggiungono la località di partenza delle gare e da lì devono fare rientro a casa nel più breve tempo possibile. Oggi è tutto regolato dall'elettronica, sia alla partenza che all'arrivo. I colombi sono parte della vita di Euro Bussei. "A otto anni allevavo esemplari di non viaggiatori; a tredici anni portavo nelle mostre avicole pavoni, tacchini e fagiani di 14 razze; da quando avevo quindici anni ho allevato colombi da tiro. Vendendone 980 sono riuscito ad acquistare una Fiat 1100 familiare di seconda mano. Mia moglie continua a rimproverarmi perché anche il giorno del mio matrimonio ho partecipato a una gara". Nel sottotetto e nel basso attiguo all'abitazione, oggi Euro Bussei (che nel 1978 si aggiudicò dei Chiavolelli-Gualdi, linea "Che Guevara" e "Billy") seleziona campioni per la gare di fondo e granfondo. I colombi sono duecento circa (anche stranieri belgi e tedeschi), ma solo venti sono in grado di gareggiare e vincere. "Si comincia coi novelli e l'allenamento prevede brevi tragitti. Quando facevo il camionista portavo gli adulti con me e li liberavo a centinaia di chilometri di distanza. Rientravano la sera. Oggi è tutto diverso perché è cambiato l'ecosistema: alcuni esemplari sono morti per aver bevuto acque inquinate o ingerito veleni, ma per lo più vengono abbattuti dai falchi che non trovano selvaggina". I colombi di Euro oggi allietano i matrimoni e fanno felici i bambini delle scuole che organizzano visite nella sua casa di Quartirolo per vedere da vicino gli animali. In programma per quest'anno c'è l'evento spettacolare del 12 luglio, "una gara internazionale che partirà da Piazza San Pietro: più di 20mila colombe, simbolo della pace, saranno liberate contemporaneamente alla presenza del Papa". Euro Bussei è già al lavoro.

(da "Il Tempo" del 28/03/2008)

Euro Bussei


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