| ...DALLA STAMPA
La carica degli eroi alati
Si moltiplicano i circoli di ammiratori dei colombi viaggiatori,
animali dotati di un leggendario senso dell'orientamento
di Danilo Mainardi
Per uno come me che sapeva percepirne la presenza, quando vivevo a
Parma i colombi viaggiatori erano ovunque. Vedevo stormi nel cielo che
poi scendevano,per l'abbeverata, sul greto del torrente. Incontravo
signori in bicicletta che, pedalando cauti, sul manubrio portavano la
cesta coi loro amatissimi pupilli. Andavano a iscriverli alle gare.
Scoprivo, sporgenti dalle soffitte, le tipiche pedane con
gabbia-trappola delle colombaie e, presto la mattina, sentivo dal mio
letto il tubare sommesso dei colombi, perché di colombaie ce
n'eran veramente dappertutto.
La mìa l'avevo costruita su una torretta
dell'università
centrale e m'ero subito associato alla
«Rondinella», la
gloriosa società colombofila con sede «di
là da
l'acqua», cioè oltre il torrente, nella parte
cittadina
più popolare e tosta.
Terra di colombofili l'Emilia. Per ciò io che venivo dalla
Lombardia, mi ero voluto iscrivere in un'università
emiliana. Ed
ero stato anche bravo a convincere il mio capo d'allora,
l'apparentemente burbero professor Schreiber, a metter su una colombaia
nell'istituto zoològico e, quel che più mi
premeva, a'
farmi assegnare una tesi proprio sugli «alati
messaggeri».
Già, talora così mi veniva di chiamarli.
«L'alato
messaggero» era infatti, con «Lo sport
colombofilo»,
uno dei due giornali della nostra colombofilia. M'ero abbonato a tutt'e
due fin da bambino quando, sfollato da'Milano a Soresina, provincia di
Cremona, m'appassionai perdutamente dei colombi e, nella soffitta di
casa, allevaiì miei primi soggetti; Allora divenni membro
dèlia Società colombofila "«Sol
Regina», i
cui appartenenti s'incontravano, per barattare colómbi e
discutere di gare, alla trattoria dell'Agnello.
Scusate se, per introdurvi i colombi viaggiatori, ho parlato fin troppo
di me. L'ho fatto perché da giovanissimo ho vissuto quegli
anni
"abbastanza eroici" in cui ancora si dibatteva non solo dì
campioni gareggianti ma anche del ruolo che i colombi avevano avuto
come portatori di messaggi. C'erano storie che erano
qùàsi leggende, come quella secondo cui l'immensa
fortuna
dei Rothschild sarebbe iniziata perché, grazie a un colombo
viaggiatore, seppero per primi, standosene a Parigi, l'esito della
battaglia di Waterloo. E c'erano altrettanto favolosi racconti di
guerra, come quello sul mitico Cher Ami. Gli americani, nella Prima
guerra mondiale, avevano portato in Europa molte colombaie mobili e uno
di quei colombi, appunto Cher Ami, divenne quasi un divo (gli fu
dedicato un libro agiografico e perfino un monumento) perché
un
brutto giorno, da qualche parte in Francia, un battaglione americano
scavalcò il fronte e restò intrappolato in
territorio
nemico. La situazione era davvero disperata e infine venne deciso di
usare i viaggiatori. Anche questi, però, uno dopo l'altro
vennero impallinati. Ultima carta da giocare Cher Ami. E lui
riuscì a non farsi centrare. Un centinaio di uomini, grazie
à quell'"eroico" colombo, misero in salvo la pelle.
C'è
da dire che, pure nel nostro esercito, funzionavano le colombaie
militari e che molti nostri colombi vennero premiati con medaglie al
valor militare. Ogni soggetto doveva venir schedato in questura ed era
potenzialmente aggregato all'arma del Gènio. Ciò
durò fin dopo la Seconda guerra mondiale.
Quanto alle gare - divertimento ancora attualissimo - vengono seguite
con grande passione sia in Italia che in tante altre parti del mondo. E
i viaggiatori, lasciatemelo dire, sono stupendi. Non hanno fronzoli
perché son degli atleti e la loro è, pertanto, la
bellezza pura della funzionalità. Quanto a carattere,
manifestano un forte attaccamento alla colombaia e insieme una
straordinaria capacità d'orientamento. Perciò, se
prendete dei viaggiatori e li portate lontano dalla colombaia anche
molte centinaia di chilometri, quelli sanno tornarvi, con medie
vertiginose. Tanto per dire, un colombo può rientrare in
meno di
cinque ore a Milano da Roma.
È stagione di gare, ora. Nei sabati di primavera e della
prima
estate,infatti, i colombofili raggiungono le loro società
con le
ceste colme di colombi cui, all'atto dell'iscrizione, viene applicato a
una zampa un anello di gomma numerato. Vengono quindi ingabbiati,
trasportati sul luogo del lancio dove, la domenica mattina, vengono
tutt'insieme liberati. A casa intanto inizia la sofferenza. I
proprietari passano la giornata guardando per aria. Finché
un
frullo annuncia l'arrivò. Il colombo plana sulla pedana,
attraversa la gabbia trappola (che ha ingresso a senso unico) e si
precipita in colombaia a ingozzarsi d'acqua e di semi. Il colombofilo
delicatamente cattura il colombo e subito inserisce l'anello di gomma
in un apposito orologio che registra il momento dell'arrivo. Su questa
base una commissione calcola le medie orarie, stila la classifica e poi
i vincitori, felici, riceveranno coppe, medaglie e festeggiamenti.
È bellissimo, credetemi, crescere in una soffitta una
fremente scuderia di purosangue alati.
(da "Il sole 24 ore")

EURO
BUSSEI DEL GRUPPO COLOMBOFILO DI CARPI RACCONTA LA SUA PASSIONE PER I
COLOMBI CON I QUALI HA TRASCORSO LA VITA. UNA STORIA FATTA DI RICORDI,
VITTORIE, FATICHE E SACRIFICI
IN VOLO
A 80 CHILOMETRI ORARI
Che Guevara, Billy, Zingaro, la Zoppa sono i
nomi
di colombi che hanno lasciato un segno indelebile nella colombofilia
italiana. Ci sono colombaie, come la Chiavolelli-Gualdi di Fabbrico,
che hanno saputo dare vita e allevare dei
campioni capaci di percorrere 800 km in volo in tempi da record. Oggi i
colombofili sono in via d'estinzione, ma c'è chi tiene viva
la
tradizione: il Gruppo Colombofilo di Carpi conta un centinaio di
associati che fanno riferimento al colombodromo di
via Nuova Ponente. Qui si ingabbiano i colombi che raggiungono la
località di partenza delle gare e da lì devono
fare
rientro a casa nel più breve tempo possibile. Oggi
è
tutto regolato dall'elettronica, sia alla partenza che all'arrivo. I
colombi sono parte della vita di Euro Bussei. "A otto anni allevavo
esemplari di non viaggiatori; a tredici anni portavo nelle mostre
avicole pavoni, tacchini e fagiani di 14 razze; da quando avevo
quindici anni ho allevato colombi da tiro. Vendendone 980 sono riuscito
ad acquistare una Fiat 1100 familiare di seconda mano. Mia moglie
continua a rimproverarmi perché anche il giorno del mio
matrimonio ho partecipato a una gara". Nel sottotetto e nel basso
attiguo all'abitazione, oggi Euro Bussei (che nel 1978 si
aggiudicò dei Chiavolelli-Gualdi, linea "Che Guevara" e
"Billy")
seleziona campioni per la gare di fondo e granfondo. I colombi sono
duecento circa (anche stranieri belgi e tedeschi), ma solo venti sono
in grado di gareggiare e vincere. "Si comincia coi novelli e
l'allenamento prevede brevi tragitti. Quando facevo il camionista
portavo gli adulti con me e li liberavo a centinaia di chilometri di
distanza. Rientravano la sera. Oggi è tutto diverso
perché è cambiato l'ecosistema: alcuni esemplari
sono
morti per aver bevuto acque inquinate o ingerito veleni, ma per lo
più vengono abbattuti dai falchi che non trovano
selvaggina". I
colombi di Euro oggi allietano i matrimoni e fanno felici i bambini
delle scuole che organizzano visite nella sua casa di Quartirolo per
vedere da vicino gli animali. In programma per quest'anno
c'è
l'evento spettacolare del 12 luglio, "una gara internazionale che
partirà da Piazza San Pietro: più di 20mila
colombe,
simbolo della pace, saranno liberate contemporaneamente alla presenza
del Papa". Euro Bussei è già al lavoro.
(da "Il Tempo" del 28/03/2008)

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